Inquinamento da PFAS in Umbria: pozzi e fonti di acqua potabile inquinati a Perugia e provincia, allarme rosso nel ternano 17 Settembre 2024 – Pubblicato in: Depuratori – Etichette: ,

L’associazione ambientalista Italia Nostra ha recentemente pubblicato un dossier sull’acqua potabile in Umbria, basato su un report ufficiale di ARPA Umbria (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale). Questo documento ha evidenziato la presenza di elementi chimici oncogeni, tra cui spiccano le sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (Pfas), in numerosi pozzi e fonti di acqua potabile nella regione. I Pfas, utilizzati su vasta scala nelle industrie, si accumulano progressivamente nell’ambiente e negli organismi viventi, rappresentando un rischio particolarmente elevato per la salute umana a causa delle loro proprietà cancerogene.

Secondo il report dell’ARPA, la situazione più critica riguarda la Conca Ternana, dove circa il 60% delle stazioni di monitoraggio ha registrato livelli significativi di contaminazione da Pfas, con il 72% di campioni risultati positivi. Questo scenario allarmante pone un grave rischio per la salute pubblica, specialmente nei comuni di Terni e Narni, dove l’inquinamento delle falde acquifere è diffuso.

A Perugia e nella maggior parte delle provincia, invece, i risultati sono più incoraggianti. I campioni prelevati risultano perlopiù puliti, con solo due casi di contaminazione registrati tra Gubbio e Bastia Umbra.

I dati dell’inquinamento in Umbria

Come indicato nella tabella fornita da ARPA, Terni e la sua conca, gestita dal Servizio Idrico Integrato (S.I.I.), è l’area più colpita, con percentuali di contaminazione nettamente superiori rispetto ad altre parti della regione. Oltre alla presenza di Pfas, i pozzi di Terni e Narni mostrano tracce anche di altre sostanze chimiche, in alcuni casi fino a cinque diverse tipologie, il che aggrava ulteriormente il rischio di bioaccumulo per i residenti.

Il Decreto Legislativo 18/23 stabilisce limiti precisi per le acque destinate al consumo umano: 0,50 µg/l per la totalità dei Pfas e 0,10 µg/l per quelli più pericolosi. Tuttavia, sono svariate decine di migliaia i cittadini ternani e narnesi potenzialmente esposti a questa contaminazione, una minaccia ancora poco conosciuta al grande pubblico.

Come eliminare i PFAS dall’acqua

Per contrastare la contaminazione da Pfas, esistono due tecniche principali:

Questo metodo utilizza una membrana semipermeabile per separare le sostanze chimiche dall’acqua, garantendo un’efficienza di rimozione del 99%. Tuttavia richiede una manutenzione regolare, inclusa la sostituzione dei filtri e delle membrane.

Utilizza materiali come i carboni attivi, per intrappolare i PFAS. È una tecnica largamente impiegata ed economica. Anche questo sistema necessita di manutenzione periodica per rimanere efficiente.

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Immagine di copertina sotto licenza CC-BY-SA 4.0 di Roberto Bertolle